• Giovanni Guccini

Parliamo di cittá sostenibili, ma esistono veramente?


Giovanni Guccini - Sergio D’Arpa - Giorgio Zaupa


In occasione del 22 Aprile, Giornata della Terra, abbiamo deciso di parlare di cittá sostenibili nella nostro appuntamento settimanale su ClubHouse. Il tema delle cittá sostenibili é centrale nell’ottica delle Smart Cities.

Secondo alcuni, valutare il grado di sostenibilitá di una cittá, é il primo parametro da prendere in considerazione per capire se possa essere considerata SMART. Per capire questo bisogna fare la solita premessa.

Una Smart City é una cittá intelligente e come tale deve essere concepita per il benessere dei propri abitanti e deve essere in armonia con l’ecosistema che la circonda.

Quando si parla di sostenibilitá sono tanti gli elementi da prendere in considerazione. Abbiamo deciso di cominciare analizzando l’aspetto dei consumi nonché l’eventuale generazione di energia (se possibile) in ottica Smart City.


Giorgio è esperto di energia sostenibile il quale suggerisce che per poter parlare di sostenibilitá, energetica e ambientale, bisogna discutere prima delle leggi. Dal suo punto di vista infatti le leggi (italiane ndr) non sono adeguate rispetto agli obiettivi di una Smart City. Facendo un esempio pratico, se si ragionasse in ottica peer to peer, sarebbe piú facile contribuire, ognuno con il suo apporto, al fabbisogno energetico. Il concetto del peer to peer infatti é quello che ogni utente non sia piú a se stante ma che unisca le sue forze, in ottica di condivisione, con quelle degli altri utenti. Chi non ha bisogno di energia, in un certo momento, puó cederla al vicino che magari ne ha piú bisogno. In questa maniera si fa rete e fare rete e certamente una delle qualitá promosse dalle cittá intelligenti. A questo bisogna poi aggiungere che, grazie ad accumulatori di ultima generazione, si può immagazzinare molta più energia che in passato, un vantaggio per tutti.


Fare rete non é una novitá e molti progetti hanno sviluppato interi quartieri impostando questa strategia. Il caso di Friburgo, città di 220 mila abitanti situata nella Germania sud-occidentale, vede numerosi progetti che sfruttano la rete dei cittadini per rendere la cittá sostenibile. Friburgo, che secondo alcuni è simbolo della coscienza ecologica nel mondo, deve la sua fortuna proprio ai suoi cittadini e alle proteste popolari che organizzarono contro la costruzione di un impianto nucleare a circa 20 km dalla città.

In seguito alla protesta si cominció a pensare ad alternative per ottenere energia in maniera diversa e pulita. Si decise con grande lungimiranza di scommettere sull’energia solare, percepita come una possibile fonte di sviluppo per la città e per l’economia. Ma la cittá di Friburgo é andata oltre e ha organizzato per esempio i propri quartieri come cluster di accumulo per l’acqua calda/sanitaria. L'acqua viene accumulata da tutto il quartiere durante l’estate e stipata in delle grandi cisterne nel terreno. L’inerzia termica delle cisterne, implementata dagli strati di sabbia al loro interno, impedisce al calore di disperdersi e rende possibile utilizzare questa grande riserva di energia durante i rigidi inverni tedeschi.

La Germania non é certo l’unico paese europeo che ha introdotto sistemi virtuosi di

gestione energetica. Giorgio racconta come Lubiana abbia costruito una mini Silicon Valley spinta dal governo e dalle università locali per costruire un nuovo futuro. Non per nulla é stata Capitale verde europea del 2016. Un tempo invasa dal traffico, la capitale slovena ora dà la priorità ai trasporti pubblici, ai pedoni e alle reti ciclabili. Perché per rendere una cittá intelligente, sostenibile, a misura d’uomo, non si possono non prendere in considerazione i trasporti.


Il tipo e la qualitá del sistema di trasporto possono diventare una unitá di misura fondamentale per capire il valore che la cittá attribuisce ai propri cittadini. Prendendo

in considerazione il nostro sistema di trasporto di base, la camminata, possiamo misurare distanze, tempi e benessere dell’intera popolazione. In effetti si potrebbe introdurre una nuova misura per la cittá: i 10.000 passi. 10.000 passi al giorno infatti é il numero minimo di passi per poter stare bene. Ma come possiamo contare questa misura?

Per farlo oggi non servono strumenti eccezionali, basta un telefono. Il telefono che tutti ormai portiamo in tasca é in grado di misurare quanto movimento facciamo. In effetti il telefono crea un gemello digitale dell’individuo estrapolando i dati dai movimenti. Monitorando la nostra salute saremo in grado di sapere se la nostra cittá offre la possibilitá di uno stile di vita sano o cosa dovremmo fare per averlo. In effetti Sergio parla di questo strumento, che permette di visualizzare le informazioni, come di un cruscotto. Proprio come il cruscotto di un’auto permette di conoscere le iní il telefono mi permette di conoscere alcuni dati relativi alla mia salute in maniera che io possa intervenire per migliorarla. Questi dati possono poi integrarsi con i dati di altri strumenti/oggetti e sono destinati a cambiare la salute delle persone. Per esempio la borraccia bluetooth, una borraccia che conta quanta acqua viene bevuta al giorno e in quali intervalli di tempo. S’illumina quando “é ora” di bere, e permette quindi di mantenere il corpo perfettamente idratato. L’internet delle cose sará anche questo.


Certamente non si puó pensare ad una cittá solo in merito agli spostamenti pedonali. Proprio come il caso di Lubiana, molte cittá stanno migliorando la propria mobilitá per mezzo di bici (normali o elettriche), piste ciclabili, monopattini, auto elettriche, trasporti condivisi. Questi mezzi non solo sono strategici per una nuova mobilitá, ma integrano strumenti di controllo intelligenti che cambiano radicalmente il modo in cui li usiamo. Un esempio interessante é il caso di Melbourne dove le bici elettriche sono collegate via satellite ed in tempo reale informano la rete della loro posizione. Questo permette di inserire dei sistemi di sicurezza per cui il motore elettrico si disattiva nel momento in cui ci si trovasse a passare in una zona in cui i limiti di velocitá sono molto bassi, come in prossimitá di una scuola.


Alcune città come Parigi e Berlino, puntano a diventare “città da 15 minuti”, ossia cittá che

necessitano di massimo 15 minuti di tempo perché gli abitanti raggiungano i loro luoghi di interesse abituali. Ovviamente c'è del marketing in questo ma la visione é affascinante. Certamente una grande “cittá da 15 minuti” non puó contare solo sulla bici elettrica, ma dovrá fare affidamento anche su linee di tram e metropolitane efficienti e ben organizzate. In questo caso la fonte di energia dovrá essere (il piú possibile) pulita se vorrá essere classificata come sostenibile. Purtroppo non sempre é possibile produrre energia pulita o essere a impatto zero. A dire la veritá é praticamente impossibile. Qualsiasi sistema per sua natura consuma energia o risorse. Insomma, la sostenibilitá perfetta non esiste.


Per ovviare a questo alcuni comuni montani hanno inaugurato un nuovo sistema di raccolta rifiuti, racconta Sergio. Chi inquina di piú paga di piú. Il sistema é semplice; Chi fa la differenziata, chi divide fra loro i materiali, chi butta meno non paga lo smaltimento. Chi non ha interesse invece puó acquistare delle buste rosse per lo smaltimento dal costo di 2,5€ l’una. In quel costo é inclusa la tassa di smaltimento. Il sistema ha dei vantaggi. Paga chi inquina!

Questo vantaggio peró é anche la chiave della debolezza del sistema.

Le Smart Cities diventeranno delle Élite Cities?

Questo é un tema interessante riguardo alle cittá del futuro in cui si configurano nuovi tipi di povertá. Si ipotizza infatti che oltre alle difficoltá economiche, alcuni potrebbero patire difficoltá di approvvigionamento delle risorse naturali e energetiche o addirittura, in un mondo governato dalle reti e dalle connessioni, non avere accesso ad internet. Oggi puó sembrare banale ma domani potrebbe essere la nuova forma di povertá. Per questa ragione alcuni suggeriscono di individuare fra i parametri che contraddistinguono una Smart City anche l’economy. L’economia, intesa come gestione delle risorse, deve essere un bene comune. Una Smart City potrá essere tale solo se i propri abitanti si troveranno in condizione di benessere economico. Se questa considerazione puó sembrare strana, bisogna ricordare che cosa definisce una cittá intelligente. L’intelligenza della città é un parametro multidimensionale. Ad oggi ancora non esiste una regola di misurazione, ma sono stati individuate le caratteristiche “smart” per definire una cittá Smart City e sono:

  • smart people;

  • smart economy;

  • smart environment;

  • smart governance;

  • smart mobility;smart living

Non a caso dopo “smart people abbiamo voluto inserire la “smart economy”. Senza

cittadini intelligenti (educati) e senza un'economia attenta, non puó esserci alcuna

sostenibilitá ma solo greenwashing e marketing. Infatti é inutile chiedere alla cittá di

essere intelligente se i propri abitanti non hanno le conoscenze e le risorse adeguate

per poterla vivere.


Proprio ai cittadini smart e alla loro educazione sará dedicata la nostra prossima

stanza. Perché la cittá é un fenomeno collettivo di cui tutti facciamo parte.


Ti aspettiamo nelle prossime stanze!


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